Era il ritratto

Il rirtatto fotografico: punto di vista artistico sull'utilizzo del ritratto in fotografia

Era il ritratto…
Soffermandosi sulla definizione formale di ritratto possiamo riassumere che “Il ritratto è una rappresentazione di una persona secondo le sue reali fattezze”. In nessun modo, quindi, andiamo a specificare come questo debba essere rappresentato visivamente, e non poniamo limiti di costruzione dell’immagine…
Spesso però il ritratto è associato colpevolmente al solo volto. Associato perché il volto è quello considerato più rappresentativo dell’essere umano e della sua unicità.
Benché questo sia quasi totalmente vero, non può però coincidere con l’accezione generica di ritratto, e ancor più non può, e non deve, essere parte dell’equazione ritratto uguale volto. Quello che caratterizza più di ogni cosa l’essere umano è la sua espressività e la sua mimica, che va a rafforzare e caratterizzare la persona a un livello più profondo del solo aspetto esteriore. Tramite le nostre espressioni possiamo trasmettere, senza parlare, sentimenti, pensieri e stati d’animo che l’osservatore più agevolmente recepire e fare suoi. Proprio per questo il ritratto umano è rafforzato quando a rappresentarlo è anche il corpo, o parte di esso, che con la sua gestualità riesce a trasmettere emozionalità che supera la materialità e sconfina nell’interiore. Quando il corpo rappresentato è quello femminile, si concretano e si aggiungono elementi rappresentativi importanti. Si introduce una bellezza assoluta, indiscussa, supportata da Madre Natura stessa che ha creato la donna come espressione di dolcezza, protezione e materializzazione dell’amore e melodia assoluta della Natura stessa.  La gestualità, anche quando è rapida e netta, rimane sempre visivamente dolce annullando ogni forma di rigidità esteriore ed interiore, ma soprattutto supportando le emozioni che il volto e lo sguardo femminile utilizzano per aprire le porte su una dimensione parallela, fantastica ed eterea.  Dimensione difficile da esplorare, non fosse altro, per l’infinità di sfaccettature e meandri da scoprire e senza considerare l’inaccessibilità di luoghi dell’animo femminile e di confini psicologici e interiori invalicabili.

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